Il catalogo presenta la vendita all’asta di oggetti d’arredo, mobilio, ed opere d’arte che costituivano l’abito di villa Peirce, residenza patrizia collocata sulla collina di Posillipo. Passando di proprietario in proprietario, sino all’ultima possidente straniera che non volle allontanarsene se non con la morte, la villa ha subito l’impronta dei loro gusti, ha serbato le tracce delle loro predilizioni definendone, di volta, la predominanza di uno stile in linea con la moda del tempo. La villa ospitò nel 1860 Garibaldi, durante un periodo di riposo tra le due battaglie; fu, poi, di un industriale italiano che la arricchì con opere dell’Ottocento italiano; passò poi di proprietà a un pascià e alla sua famiglia che la adornò con oggetti rari, di esotica presenza. Infine, l’ultimo proprietario, un anglonapoletano, fuse nella dimora gli stili italiano, inglese e francese, ravvisabile nel buon gusto che la critica individuò nell’arredamento. La vendita, dunque, si presenta come una delle migliori rassegne d’arte dell’Ottocento italiano attraverso una galleria di dipinti e di bronzi. Si susseguono Attilio Pratella, un Corot napoletano, Domenico Morelli, Saverio Altamura, Francesco Paolo Michetti, Vincenzo Migliaro, Pietro Scoppetta, Vincenzo Gemito, la meravigliosa rivelazione dell’arte del lombardo Virgilio Lipari e tutta la rosa di pittori orientalisti che amarono la bellezza dei ninnoli di ogni tempo.