La collezione Berlingieri rappresenta uno dei più significativi esempi di raccolta privata di arte e arredi storici della nobiltà romana del primo Novecento, documentando in modo esemplare il gusto collezionistico della transizione tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo successivo, con una specifica e colta attenzione rivolta all'arte italiana ed europea prodotta tra il XVI e il XIX secolo. Questa straordinaria raccolta fu costituita dal Barone Arturo Berlingieri e dalla Baronessa Elisabetta, entrambi appassionati e dotti cultori di antichità, che la integrarono organicamente all’interno di Villa Berlingieri, situata in Viale della Regina Margherita a Roma. La prestigiosa residenza, commissionata nel 1917 all’architetto Pio Piacentini e realizzata con la stretta collaborazione di Arnaldo Foschini, si distingue tuttora nel panorama urbano per la sua architettura monumentale di stampo classicheggiante, i cui ambienti di rappresentanza furono decorati da importanti artisti dell'epoca, tra i quali spicca il pittore Ettore Tito. La raccolta, che costituisce un caso d'eccellenza sia per l'altissimo pregio scientifico dei singoli pezzi sia per l'assoluta coerenza estetica dell’insieme, rimase intatta fino al 1961, anno in cui venne messa all’asta e dispersa per motivi di divisione ereditaria. Attraverso lo studio dei lotti e dei dati dettagliati registrati nel catalogo di quella storica vendita, è possibile ricostruire un compendio eterogeneo e multiforme di beni artistici e di arredamento strutturato in precise macro-categorie. Il nucleo dei mobili e degli arredi era composto prevalentemente da esemplari italiani del XVIII secolo, affiancati da significative testimonianze di ebanisteria francese e inglese, tra cui spiccavano commodes, consoles, tavoli, sedie, poltrone, armadi e librerie finemente intagliati, dorati o intarsiati, con autentici capolavori in stile Luigi XV e manufatti di scuola veneta e napoletana. Il settore delle opere d’arte offriva un ampio panorama iconografico dal Rinascimento al Barocco fino alla scultura moderna, includendo dipinti di maestri italiani e stranieri del calibro di Francesco Raibolini detto il Francia, Paolo Anesi, Pierre Mignard, Giambettino Cignaroli, Bernardo Strozzi, Mattia Preti e Pompeo Batoni, oltre a sculture in marmo e bronzo di Amleto Cataldi e Vincenzo Gemito, rari arazzi francesi della manifattura di Beauvais, affreschi staccati e preziosi oggetti d’arte sacra. Ad arricchire la dimora vi era poi una vasta sezione di oggetti decorativi e manifatture che rifletteva una visione enciclopedica e fastosa dell'abitare, caratterizzata da porcellane cinesi ed europee provenienti da Sèvres, Sassonia e Napoli, argenterie lavorate, bronzi d'arte, maestosi lampadari in cristallo di Boemia, tappeti persiani, caucasici e cinesi, oltre a ventagli d'epoca, orologi da tavolo e raffinati cache-pot. Non mancava infine una biblioteca dotata di libri e stampe di grande interesse storico e artistico, ricca di volumi rari, edizioni di pregio e importanti serie di incisioni. La formazione di un simile patrimonio non rispondeva a una logica di mero accumulo, ma seguiva un rigoroso programma estetico guidato da precisi criteri di selezione, dove ogni pezzo veniva acquistato in base all'eccellenza esecutiva, alla rarità, allo stato di conservazione perfetto e alla provenienza certificata, con il fine ultimo di integrarsi armonicamente con l'architettura e l'apparato decorativo della villa per l'arredo di rappresentanza. Anche se la vendita del 1961 ha segnato la fine di questo microcosmo collezionistico irripetibile, l'analisi scientifica del suo catalogo d'asta offre una preziosa istantanea del collezionismo patrizio romano, testimoniando il passaggio cruciale tra l'antico mecenatismo aristocratico e il moderno mercato eclettico del Novecento, e confermando la collezione Berlingieri come un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della storia del gusto e della cultura materiale in Italia.