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Il catalogo raccoglie una straordinaria selezione di opere d’arte dedicate alle vedute napoletane e ai paesaggi del Sud Italia, presentate in una storica asta romana del 1966. I protagonisti sono artisti di grande rilievo come Filippo Hackert, Giacinto Gigante, Achille Vianelli, Bartolomeo Pinelli, Saverio Della Gatta, Pietro Fabris, Gabriele Carelli, Hjeronimus Hess e altri, italiani e stranieri, che hanno saputo immortalare la bellezza, la vita quotidiana e le tradizioni della Campania tra Settecento e Ottocento. Le opere spaziano da tempere e acquarelli a incisioni e disegni, raffigurando paesaggi iconici come il Vesuvio, Capri, Ischia, Sorrento, la costa amalfitana, scene di mercati, feste popolari, costumi tipici e momenti storici come le eruzioni vulcaniche o la scoperta di Pompei. Ad esempio, Hackert e Fabris illustrano i Campi Flegrei e le eruzioni del Vesuvio, mentre Gigante e Vianelli raccontano la vita e i panorami di Napoli e dintorni con sensibilità pittorica e attenzione al dettaglio. Le influenze culturali sono evidenti: le opere riflettono la fascinazione europea per il "Grand Tour" e la scoperta del Sud Italia, la curiosità per i costumi popolari, le tradizioni locali e la natura spettacolare del territorio. Artisti stranieri come Cowen, Ramberg, Moerner e Du Cros portano uno sguardo internazionale, arricchendo la raccolta con tecniche e sensibilità diverse. Le scene di vita quotidiana, le feste religiose, i costumi regionali e i paesaggi diventano così un ponte tra culture, documentando la ricchezza storica e sociale della Campania e offrendo una testimonianza preziosa dell’incontro tra arte, storia e società.
La collezione Berlingieri rappresenta uno dei più significativi esempi di raccolta privata di arte e arredi storici della nobiltà romana del primo Novecento, documentando in modo esemplare il gusto collezionistico della transizione tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del secolo successivo, con una specifica e colta attenzione rivolta all'arte italiana ed europea prodotta tra il XVI e il XIX secolo. Questa straordinaria raccolta fu costituita dal Barone Arturo Berlingieri e dalla Baronessa Elisabetta, entrambi appassionati e dotti cultori di antichità, che la integrarono organicamente all’interno di Villa Berlingieri, situata in Viale della Regina Margherita a Roma. La prestigiosa residenza, commissionata nel 1917 all’architetto Pio Piacentini e realizzata con la stretta collaborazione di Arnaldo Foschini, si distingue tuttora nel panorama urbano per la sua architettura monumentale di stampo classicheggiante, i cui ambienti di rappresentanza furono decorati da importanti artisti dell'epoca, tra i quali spicca il pittore Ettore Tito. La raccolta, che costituisce un caso d'eccellenza sia per l'altissimo pregio scientifico dei singoli pezzi sia per l'assoluta coerenza estetica dell’insieme, rimase intatta fino al 1961, anno in cui venne messa all’asta e dispersa per motivi di divisione ereditaria. Attraverso lo studio dei lotti e dei dati dettagliati registrati nel catalogo di quella storica vendita, è possibile ricostruire un compendio eterogeneo e multiforme di beni artistici e di arredamento strutturato in precise macro-categorie. Il nucleo dei mobili e degli arredi era composto prevalentemente da esemplari italiani del XVIII secolo, affiancati da significative testimonianze di ebanisteria francese e inglese, tra cui spiccavano commodes, consoles, tavoli, sedie, poltrone, armadi e librerie finemente intagliati, dorati o intarsiati, con autentici capolavori in stile Luigi XV e manufatti di scuola veneta e napoletana. Il settore delle opere d’arte offriva un ampio panorama iconografico dal Rinascimento al Barocco fino alla scultura moderna, includendo dipinti di maestri italiani e stranieri del calibro di Francesco Raibolini detto il Francia, Paolo Anesi, Pierre Mignard, Giambettino Cignaroli, Bernardo Strozzi, Mattia Preti e Pompeo Batoni, oltre a sculture in marmo e bronzo di Amleto Cataldi e Vincenzo Gemito, rari arazzi francesi della manifattura di Beauvais, affreschi staccati e preziosi oggetti d’arte sacra. Ad arricchire la dimora vi era poi una vasta sezione di oggetti decorativi e manifatture che rifletteva una visione enciclopedica e fastosa dell'abitare, caratterizzata da porcellane cinesi ed europee provenienti da Sèvres, Sassonia e Napoli, argenterie lavorate, bronzi d'arte, maestosi lampadari in cristallo di Boemia, tappeti persiani, caucasici e cinesi, oltre a ventagli d'epoca, orologi da tavolo e raffinati cache-pot. Non mancava infine una biblioteca dotata di libri e stampe di grande interesse storico e artistico, ricca di volumi rari, edizioni di pregio e importanti serie di incisioni. La formazione di un simile patrimonio non rispondeva a una logica di mero accumulo, ma seguiva un rigoroso programma estetico guidato da precisi criteri di selezione, dove ogni pezzo veniva acquistato in base all'eccellenza esecutiva, alla rarità, allo stato di conservazione perfetto e alla provenienza certificata, con il fine ultimo di integrarsi armonicamente con l'architettura e l'apparato decorativo della villa per l'arredo di rappresentanza. Anche se la vendita del 1961 ha segnato la fine di questo microcosmo collezionistico irripetibile, l'analisi scientifica del suo catalogo d'asta offre una preziosa istantanea del collezionismo patrizio romano, testimoniando il passaggio cruciale tra l'antico mecenatismo aristocratico e il moderno mercato eclettico del Novecento, e confermando la collezione Berlingieri come un punto di riferimento imprescindibile per lo studio della storia del gusto e della cultura materiale in Italia.
La raccolta del marchese Averardo Medici Tornaquinci di Firenze può essere considerata una raccolta storica in quanto frutto di quanto è stato radunato in oltre quattro secoli dall'illustre famiglia patrizia. Si presenta, dunque, come un'ammirevole panoramica d'arte dal Rinascimento all'Ottocento, accogliendo opere sia italiane che straniere, secondo una precisa armonia di gusto. La collezione si divide, infatti, in due grandi gruppi organici: da un lato l'antico, in cui si addensano opere dal Cinquecento al Settecento, tra cui Bronzino, Veronese, Giorgione, Tintoretto, El Greco, i veneti del secolo dei Lumi e una rosa di artisti stranieri; dall'altro l'Ottocento italiano con la scuola toscana e il fenomeno macchiaiolo, artisti lombardi o veneti di adozione come Ettore Tito a cui si affiancano i maestri stranieri tra cui primeggiano i paesaggisti Rousseau e Constable.
Il catalogo presenta la collezione di Camille Groult, noto imprenditore, che dal 1860 iniziò a collezionare dipinti, pastelli e disegni del XVIII secolo in Francia per poi dedicarsi a partire dagli anni '90 dell'Ottocento all'arte inglese attraverso il contatto con molti mercanti e galleristi. Grande estimatore e amatore dell'artista Watteau, Groult decise di donare la sua ricca collezione al Louvre, divenendo il più grande collezionista della pittura britannica nella Francia di finel XIX secolo
Il catalogo della vendita all'asta nel febbraio 1951 presenta la quadreria dell'Ottocento della collezione Cassini di Venezia, a cui furono uniti altri dipinti provenienti da altrettante collezioni private.
Michele Apicella è stato un rinomato collezionista napoletano, la cui raccolta era già famosa ancor prima di essere venduta all'incanto nel maggio 1950. Esposta nel salone della galleria del "Parnaso" essa si presenta come un tributo all'arte dell'Ottocento, con alcune opere di artisti contemporanei. Si rintracciano, infatti, Cammarano, i fratelli Palizzi, De Nittis, Rossano, Toma, Mancini, Migliaro, Irolli, Dalbono, Casciaro e tanti altri. Tra gli artisti delle ultime generazioni, tra cui Viti e Brancacccio, spicca la figura di Luigi Crisconio, di cui Apicella si rivela essere un grande amatore.