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Il catalogo espone la raccolta d'arte appartenuta al Conte Giuseppe Matarazzo di Licosa, noto collezionista napoletano. Le sue opere delineano una parabola storico-artistica a partire dal Quattrocento per giungere al Settecento, toccando artisti noti ed emblematici delle varie correnti artistiche.
Il catalogo presenta la vendita all’asta di oggetti d’arredo, mobilio, ed opere d’arte che costituivano l’abito di villa Peirce, residenza patrizia collocata sulla collina di Posillipo. Passando di proprietario in proprietario, sino all’ultima possidente straniera che non volle allontanarsene se non con la morte, la villa ha subito l’impronta dei loro gusti, ha serbato le tracce delle loro predilizioni definendone, di volta, la predominanza di uno stile in linea con la moda del tempo. La villa ospitò nel 1860 Garibaldi, durante un periodo di riposo tra le due battaglie; fu, poi, di un industriale italiano che la arricchì con opere dell’Ottocento italiano; passò poi di proprietà a un pascià e alla sua famiglia che la adornò con oggetti rari, di esotica presenza. Infine, l’ultimo proprietario, un anglonapoletano, fuse nella dimora gli stili italiano, inglese e francese, ravvisabile nel buon gusto che la critica individuò nell’arredamento. La vendita, dunque, si presenta come una delle migliori rassegne d’arte dell’Ottocento italiano attraverso una galleria di dipinti e di bronzi. Si susseguono Attilio Pratella, un Corot napoletano, Domenico Morelli, Saverio Altamura, Francesco Paolo Michetti, Vincenzo Migliaro, Pietro Scoppetta, Vincenzo Gemito, la meravigliosa rivelazione dell’arte del lombardo Virgilio Lipari e tutta la rosa di pittori orientalisti che amarono la bellezza dei ninnoli di ogni tempo.
Amatore sincero fu il Professore Giovanni Scarpitti che raccolse una collezione di opere di maestri dal Cinquecento all'Ottocento, definendo una vera e propria parabola dell'arte. Dagli artisti del Cinquecento quali Bassano, Tintoretto, Veronese, si passa al Seicento con Guido Reni e i fratelli Carracci per approdare con Mengs alla parentesi dell'Accademia Neoclassica e giungere alla libertà pittorica riconquistata con Goya. E infine l'Ottocento, culla di un risorgimento non solo politico ma anche artistico: alla scuola milanese si affianca quella napoletana in un continuo progredire verso forme di puro impressionismo. "Questa raccolta è un atto di fede verso l'Arte elevatrice del gusto e del sentimento umano "
"Più che un insieme di quadri la raccolta Chiarandà è un racconto di ricerche e appagamenti." Carlo Chiarandà era un patito dell'arte,impeccabile nei giudizi, innamorato di quell'Ottocento considerato il secolo più tormentato ma che ha lasciato una traccia importante nell'arte della penisola. In cinquant'anni di ricerche e fortune ha tessuto una raccolta in cui ogni opera, affiancata da un cartiglio ideale che riassume le vicende dell'acquisto. Una collezione, quella di Chiarandà, che non esamina solo l'Ottocento dei grandi maestri ma anche le opere cosiddette dei minori, abbracciando le più diverse tecniche pittoriche perchè di ogni autore, il barone siciliano non ricercava quell'autenticità che si desume dalla firma, ma quella genuità e schiettezza rappresentativa che sono propri di ogni singolo artista.
"Nel collezionismo portò le virtù del suo carattere e del suo ingegno. Non ebbe, non volle guide più o meno autorizzate: acquistò quello che gli piaceva". Con queste parole il critico Raffaele Calzini traccia il profilo di Alberto Clerici, geniale imprenditore, attivo presidente del Teatro Sociale di Como e dal 1922 proprietario della Provincia di Como. Egli, attento ma tardivo collezionista, amava ricercare quelle opere che fossero espressione del bello e del buono e in tal senso si configura la sua collezione venduta all'asta nel 1936. La raccolta, infatti, accoglie un bacino di opere che Calzini da paterno collocatore, aveva pazientemente acquisito durante gli anni da frequentatore di gallerie.
Senatore, amico di Margherita Sarfatti, fondatore della Galleria di Milano nel 1927 nonchè patrocinatore degli artisti del gruppo del Novecento, Federico Gussoni fu anche un abile collezionista di Otto e Novecento. Il catalogo della vendita all'asta della sua raccolta propone opere indicative del suo gusto estetico